Una società, come quella attuale, sempre più multietnica e multireligiosa, “richiede ai ragazzi e ai giovani una conoscenza ancor più precisa del cattolicesimo, della sua storia e della sua tradizione”. E’ quanto si legge nel messaggio diffuso oggi dalla presidenza della Cei agli alunni e alle loro famiglie, che entro fine gennaio dovranno scegliere, nelle scuole di ogni ordine e grado, se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica. “A seguito del recente mutamento dello scenario sociale e culturale del nostro Paese e, in particolare, dei consistenti flussi migratori – scrivono i vescovi -, anche nella scuola il riferimento alla religione cattolica, ai suoi contenuti e all’esperienza di quanti oggi ne condividono la fede, viene sempre più in aperto confronto e in dialogo con altre confessioni cristiane, alte religioni e sistemi di significato presenti nella società”. La scuola, intesa come “ambiente nel quale si educa attraverso la cultura”, deve favorire un “dialogo serio e culturalmente significativo”, evitando di rinchiudersi “nella genericità e nell’approssimazione delle conoscenze”. Altrimenti, precisano i vescovi nel messaggio, “si favorisce solo la confusione, l’eclettismo e il qualunquismo, che nulla hanno di educativo”. In quest’ottica, sottolinea la presidenza della Cei, “la connotazione confessionale dell’insegnamento della religione è da considerare un prezioso valore e non un limite”. La frequenza all’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 1998/99 ha interessato il 93,4% della popolazione studentesca delle scuole statali materne, elementari, medie inferiori e medie superiori: oltre 7.200.000 studenti delle scuole statali, cioè, hanno optato per l’Irc. (segue).