Pubblichiamo integralmente la nota settimanale del Sir. Ha usato parole forti, il presidente della Corte Costituzionale, nella conferenza stampa annuale. Ha denunciato un “rischio crescente di delegittimazione, che non investe soltanto la Corte, bensì coinvolge, in un perverso gioco al massacro, tutte le maggiori e più significative istituzioni del Paese”. Parole ben poco formali, da parte di un magistrato che certo non sgomita nel confuso dibattito politico di questi mesi. ” “Questa riflessione può essere ripresa non tanto per aggiungere deprecazione a deprecazione, ma come invito ad andare un po’ più in là della cronaca, pur così fibrillante. In prospettiva infatti, di qui alla data delle europee, avremo una cronaca politica (dichiarazioni, polemiche, schieramenti) sempre più scoppiettante, ma il rischio è che siano progressivamente dimenticati gli elementi di sostanza. Invece è proprio lì il punto: da un lato si tratta di recuperare capacità operativa, dall’altro sintonizzarsi sui grandi nodi di questa lunga transizione.” “Alla radice infatti del rischio di delegittimazione denunciato da ultimo dal presidente della Corte Costituzionale c’è un processo di progressivo sfrangiamento, di svuotamento. Negli ultimi anni, dal punto di vista della sostanza della politica, assistiamo alla implosione dell’etica dei diritti, che aveva celebrato i suoi fasti negli anni della “società affluente”, all’inizio della seconda metà di questo secolo. Essa era sembrata capace di fornire, almeno nelle nostre società avanzate, una base teorica ed un orizzonte comune alle diverse manifestazioni pratiche di una società individualista di massa. Nello stesso tempo si era affermata l’idea del “big government”, cioè di una crescente struttura di intermediazione statale. Due fenomeni che Luigi Sturzo aveva denunciato con grande lucidità già negli anni Cinquanta, senza essere ascoltato.” “In Italia questi due processi si sono intrecciati e si sono sviluppati con una notevole velocità, quella tipica dei sistemi “ultimi arrivati” e non senza molteplici contraddizioni. Insieme sono entrati in crisi nel corso degli anni Novanta. A complicare il quadro, quasi contemporaneamente alla progressiva crisi di queste due linee strutturali, è arrivata anche la crisi del sistema politico. Una crisi per esaurimento delle riserve, degli attori politici, e dunque per molti aspetti “al buio”, cioè senza convincenti ipotesi di ristrutturazione.” “Ecco allora la sensazione di svuotamento, di sfrangiamento, di delegittimazione, insieme con l’altrettanto chiara percezione di una serie molteplice di vincoli, di residui, di cui è ingombra la scena. Così, come ha scritto sulla Stampa Paolo Mieli, riferendosi all’epoca di Federico II, ma parlando dell’oggi, “si diffonde il sospetto che le cose vadano quasi peggio nelle stagioni di cambiamento”, perciò, in molti campi, “soprattutto nei momenti in cui il nuovo si fa avanti”, emergono dosi non omeopatiche di “sopraffazione e partigianeria”. Questo spiega evidentemente il fatto che i conflitti siano molti e la cronaca politica fibrillante. E spiega anche la seduzione che possono offrire tentativi di semplificazione.” “Perciò serve buongoverno, la politica cioè è chiamata ad essere concreta e pratica. Ma servono anche scelte di fondo. La libertà per lo sviluppo autentico della persona, oltre la crisi della concezione radical-libertaria, e la sussidiarietà, oltre i processi di centralizzazione in capo allo Stato, sono due temi solo apparentemente teorici. Hanno scottanti implicazioni legislative e politiche. Sono i nodi da affrontare per progettare dal punto di vista politico, qualcosa di nuovo, di adeguato ai bisogni di oggi. Valutare quanto troveranno posto nei dibattiti di questi mesi potrà forse permettere di giudicare e di collocarci guardando avanti e non limitandoci all’orizzonte del presente.” “