“Se non cambia nulla nella politica e negli aiuti, due milioni e mezzo di africani nel sud del Sudan sono condannati a morte sicura”. E’ quanto si legge in una nota dell’agenzia internazionale Fides, che lancia oggi un appello affinché la comunità internazionale intervenga in soccorso del Sudan, dove la fame “uccide 1500 persone ogni mese”. Dal maggio ’98, informa infatti Fides, da quanto sono falliti “gli ennesimi tentativi di dialogo fra governo e guerriglia”, il Sudan meridionale “è sempre più scivolato verso il baratro”; i morti sono così tanti che ormai non vengono più seppelliti, mentre “l’ondata di affamati cresce e anche se ora vi sono nella zona organizzazioni non governative, le strutture sanitarie sono inadeguate e i morti aumentano perché fame e malattie decimano la popolazione”. Di qui l’appello, “perché la comunità internazionale invii cibo, vestiti, medicine e dottori, oltre a persone che curino i bambini orfani, altrimenti destinati a campi di rieducazione all’islamismo”. Ma c’è di più: oltre agli aiuti materiali, Fides chiede per il Sudan “un programma per il futuro”: “occorre – si legge nella nota – una soluzione politica del conflitto che va imposto dalla comunità internazionale”. E proprio sul tema “La violazione dei diritti umani in Sudan” la Campagna italiana per la pace ed il rispetto dei diritti umani in Sudan ha organizzato un seminario che si svolgerà il 25 febbraio (ore 9.30) a Roma, presso la Sala del Cenacolo di Palazzo Valdina. Tre gli obiettivi dell’incontro: “presentare la situazione dei diritti umani violati in Sudan”, “sollecitare la promozione e la difesa dei diritti umani in Sudan da parte del Parlamento, del governo italiano, dell’Unione europea e dell’Onu”; “far conoscere le iniziative in atto per una soluzione negoziata e pacifica del conflitto sudanese”. ” “” “