La Fism (Federazione Italiana Scuole Materne) dell’Emilia Romagna, rende nota oggi la lettera indirizzata al presidente del Consiglio, ai presidenti delle due Camere e alle maggiori autorità regionali, nella quale si esprime “viva sorpresa per le futili motivazioni addotte ufficialmente” per giustificare la decisione del Consiglio dei Ministri di rinviare al Consiglio regionale dell’Emilia Romagna la legge 155/99 sul diritto allo studio, approvata il 15 gennaio scorso d poi “bocciata” dal governo. Nel testo di legge, tra l’altro, venivano previsti “assegni di studio” per le famiglie meno abbienti, a favore di studenti di scuole statali e non statali. A proposito della legge in questione, la Fism Emilia Romagna chiede che “le forze politiche regionali, in particolare Ds e Popolari, la ripropongano, sollecitamente, con gli aggiustamenti tecnici richiesti”. La Fism, inoltre, ritiene “pretestuosa la denunciata invasione di campo in competenze riservate allo Stato, trattandosi di legge tutta impostata sul diritto allo studio. Invasione che, comunque, non sarebbe stata ipotizzabile, se il Parlamento avesse legiferato, invece di procedere con tempo lentissimi, in materia di parità, largamente promessa in quasi tutti i programmi elettorali”. Di qui la richiesta dell’associazione, che è presente in tutte le nove province in 537 scuole frequentate da oltre 29 mila bambini, di “accelerare l’iter della legge paritaria”, chiedendo a tutte le forze parlamentari – in particolare a quelle che si ispirano a valori cristiani – “un voto compatto sia in regione che a Roma”, pe realizzare così “un reale pluralismo scolastico a servizio delle famiglie”. ” “” “