NOTA SETTIMANALE

In Italia in questi anni siamo di fronte ad una grande emergenza, l’educazione e la scuola, e ad una serie di grandi risorse che rischiano di venire dilapidate: la professionalità e l’impegno di milioni di docenti e di studenti. E rischiano di essere mortificate le attese e le responsabilità dei genitori, proprio come “primi e principali educatori dei propri figli”. L’accelerazione dei processi di cambiamento nella vita sociale e nella cultura di massa accentua una sensazione di disagio, cui molti reagiscono staccando la spina e tirando i remi in barca. Ricevendo alunni, docenti e responsabili della scuola romana, guidati dal provveditore, il Papa ha lanciato un forte messaggio di speranza e di impegno. Proprio con la consapevolezza del profondo disagio che attraversa tutto il mondo della scuola. Uno spettro si aggira nelle nostre società del benessere, ben più pericoloso di tante emergenze che hanno quotidianamente le prime pagine dei giornali e le aperture dei telegiornali. E’ lo spettro dell’ignoranza: rende meno liberi, taglia alla radice la qualità della vita, allarga il fossato tra i ceti e tra le diverse zone del Paese. Come attivare dei processi di reazione positiva?” “Nel discorso del Papa ci sono alcune sollecitazioni di fondo. La prima è sul compito della scuola: “Sviluppare negli alunni una conoscenza appropriata del mondo, della cultura e dei linguaggi e nello stesso tempo aiutarli a ricercare la verità con animo aperto, per formarsi una personalità libera e responsabile”. Questo comporta anche non limitarsi al piano orizzontale, ma aprirsi all’accoglienza del “mistero dell’uomo”, alla scoperta di Dio. Essere consapevoli del compito fondamentale della scuola comporta un convinto investimento. “Gli investimenti più preziosi da parte della famiglia, primo soggetto responsabile dell’educazione, e da parte delle istituzioni, dello Stato e di altri liberi soggetti sociali sono senza dubbio le risorse destinate alla scuola e alla cultura dei giovani”. Affrontare e vincere la sfida di una scuola a misura di una società complessa come è ormai la nostra, significa in concreto sviluppare dei circuiti virtuosi di comunicazione, collaborazione e di sostegno, tra i soggetti e le istituzioni. Sul territorio il Papa sottolinea la necessità di “una stretta collaborazione tra scuola statale e non statale, le famiglie, le parrocchie, le forze sociali e culturali”. E questo non solo per ben integrare i sempre più numerosi figli di immigrati o per superare le situazioni di disagio o di abbandono, ma proprio per dare senso ad un nuovo, convinto investimento che non può non essere pensato nel quadro di una società pluralista. Nella scuola, nello stesso tempo, si tratta di sviluppare l’idea di “comunità educante”, con le diverse responsabilità e forme di presenza e di impegno cui sono chiamati genitori, studenti, docenti e dirigenti. “L’educazione – si chiede il Papa – non è forse una comunicazione vitale che costruisce un rapporto profondo tra educatore ed educando, rendendo entrambi partecipi di quella verità e di quell’amore che costituiscono il traguardo finale a cui è chiamato ogni essere umano?”.” “Ci sono spazi per accogliere questo nuovo appello ad un investimento sulla scuola, una scuola che educhi “al dialogo e al rispetto reciproco, perché le diversità siano valorizzate come una ricchezza che permette di operare insieme per il progresso civile della società”. Troppo alta è la posta in gioco, quando si parla di scuola e di educazione, per permettere che prevalgano logiche di corto respiro, inutili conflitti o il tarlo della rassegnazione e dell’abbandono.” “