Nell’incontro dei direttori regionali Migrantes, che si è concluso ieri a Palermo, è stata ribadita la soddisfazione per l’approvazione del decreto del governo sulla regolarizzazione degli immigrati clandestini, accompagnata però da “preoccupazione per come l’opinione pubblica ha inteso il provvedimento, quasi fosse l’inizio di una serie di sanatorie”: “E’ necessario, d’ora in poi, essere severi nel rispetto della legge” ha dichiarato al Sir mons. Luigi Petris, direttore generale della Fondazione Migrantes, richiamando alcune priorità e impegni nella pastorale delle migrazioni. In particolare, “l’urgenza dell’informazione e della comunicazione”: “Dobbiamo ammettere che le nostre Chiese locali conoscono il mondo della mobilità umana superficialmente – ha detto – L’ammirevole impegno in questo settore di questo o quel prete o suora non le scalfisce, anzi talvolta costituisce un alibi. Così fioriscono i pregiudizi, si discute per sentito dire, si consolidano stereotipi sbagliati. Basti pensare al terrorismo delle cifre di cui certi mezzi di comunicazione abusano specie per quanto riguarda gli irregolari o la presenza dei musulmani”. ” “Per questo motivo, ha sottolineato, “l’informazione e la comunicazione devono svelare il vero volto del migrante, che non è solo risorsa economica ma persona umana, portatrice di diritti, con valori culturali e religiosi”. Tra le proposte, quella di una maggiore collaborazione con la stampa locale diocesana e laica e la creazione di un “mini-team” per proporre suggerimenti su come sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo a questi temi. Il direttore di Migrantes ha invitato anche a realizzare “collaborazioni e sinergie con tutte le persone e gli organismi pastorali ai vari livelli della Chiesa” e con le “forze laiche impegnate nel sociale”. Mons. Petris ha chiesto di non dimenticare le comunità italiane all’estero: “La Chiesa italiana deve prendere coscienza che inviare sacerdoti italiani all’estero, accanto agli emigrati, è ancora un dovere, altrimenti molti nostri connazionali corrono il rischio di entrare nelle sètte”. ” “