Il laico, quello vero, è “aperto a tutto, anche alla religione”. E’ quanto dice al Sir don Carlo Caviglione, esperto in pastorale sociale, a proposito di ciò che i giornali “laici” hanno scritto in questi giorni sul tema della procreazione medicalmente assistita, dopo il recente “no” della Camera alla fecondazione eterologa. A proposito dei valori dell’etica laica, Caviglione fa notare che “un tempo i laici facevano persino a gara con i credenti per dimostrare con il loro rigore morale, nella fedeltà alla famiglia, nell’educazione dei figli di essere più bravi di quelli che andavano in Chiesa”. Forse, oggi, non si ha invece “il coraggio di ammettere che, alla prova della storia, la laicità non basta e che la ‘sua’ etica si è dimostrata insufficiente”. Un esempio per tutti, l’etica familiare, che per Caviglione “è drammaticamente franata: l’unione coniugale non si è potuta salvare solo per motivi umani, razionali, che pure sono importanti: la parola data, il patto di fedeltà, l’unione coniugale per il bene dei figli”. ” “Citando l’ultima enciclica del Papa, Caviglione aggiunge: “La fede e la ragione sono due ali con le quali lo spirito umano si innalza verso la verità. Ambedue sono necessarie. Altrimenti si restringono gli orizzonti della speranza”.” “