FECONDAZIONE ASSISTITA: RUMI, “UNO SCATTO DI INTOLLERANZA”

Uno “scatto di intolleranza”: così lo storico Giorgio Rumi, docente all’Università Cattolica di Milano, definisce la reazione che la “cultura laica” ha avuto di fronte al recente “no” della Camera alla fecondazione eterologa, che ha riaperto il dibattito tra laici e cattolici in merito alla proposta di legge sulla fecondazione medicalmente assistita. Rumi si dichiara “spiacevolmente colpito” da quanto apparso in questi giorni sui principali quotidiani nazionali. “Si parla di ‘problema cattolico’, afferma lo storico, come se ci fossero due tipi di cittadinanza: i cittadini ‘normali’ e quelli ‘cattolici’. Questo tipo di reazione, sostiene Rumi, ha però un vantaggio: quello di “dimostrare che, al di là di qualche occasionale e strumentale ‘captatio benevolentiae'”, la cultura laica tratta i cattolici come “cittadini di ‘serie B'”. “Non si capisce – commenta Rumi – perché tutti possono dire le cose più diverse, mentre i cattolici non devono avere cittadinanza. Se per caso, poi, parlano, allora si grida alla sopraffazione democratica”. Visto che, precisa inoltre Rumi, il dibattito sulla fecondazione artificiale “non riguarda il fatto religioso in senso proprio, ma il diritto comune o il diritto naturale, non si capisce perché i cattolici debbano stare zitti”. La comunità ecclesiale, “deve dire con tranquillità le sue ragioni, senza crociate, tenendo presente che in materie come la procreazione assistita è in gioco la libertà, ma anche del bambino, il quale forse non ha piacere di essere ucciso prima di nascere o di essere privato di un diritto così fondamentale come quello ad una madre e una madre non ‘noleggiati'”.