ANZIANI: IL RICOVERO OSPEDALIERO NON GIOVA

Nel 1990 su quasi nove milioni di pazienti dimessi dai reparti ospedalieri acuti, oltre il 30% aveva più di 65 anni. Sempre nello stesso anno, la degenza media dei pazienti adulti è stata di 9,4 giorni, per gli anziani di 15,6. All’allungamento della degenza segue una “perdita di autosufficienza” dell’anziano in conseguenza del ricovero ospedaliero e in mancanza di un’adeguata assistenza domiciliare. Da questi dati si è mossa la riflessione del prof. Vincenzo Marigliano, ordinario di geriatria all’Università di Roma “La Sapienza”, intervenuto questa mattina all’apertura del convegno sul tema “Genoma e invecchiamento: la speranza dell’uomo”, che si svolge presso l’aula magna del Policlinico Umberto I. Temi etici e temi sanitari si intrecciano in questo convegno voluto dalla diocesi di Roma in preparazione al Giubileo e realizzato grazie alla collaborazione delle università statali, della “Cattolica” e del “Campus bio-medico”. Marigliano ha richiamato l’importanza di una visione “unitaria” della persona, contro la tendenza alla “frantumazione specialistica” che risulta particolarmente dannosa, specie nel trattamento degli anziani. “La conoscenza vera e profonda dell’uomo – ha detto nella prolusione ai lavori il prof. Angelo Serra, dell’Università Cattolica – si è perduta con il frantumarsi del pensiero. Scienza e tecnologia operanti in un sistema aperto non saranno mai ostacolate nel loro progresso da una seria e illuminata antropologia”. I lavori del convegno proseguiranno anche domani, sabato 6 febbraio, e toccheranno i temi dell’allungamento della vita e delle conseguenze sul piano sociale, psicologico, assistenziale e morale, con particolare riguardo a temi quali l’eutanasia e l’accanimento terapeutico.