MONS. MAGGIOLINI AL PAPA: “LA CHIESA HA UN NUOVO PROTETTORE”

“Dopo aver ricevuto tre pugnalate, si è preoccupato soltanto di sussurrare che ‘non era nulla’, che si era voluto ‘soltanto spaventarlo’, dando per scontato il proprio perdono e invocando il perdono di tutti”. Lo scrive il vescovo di Como, mons. Alessandro Maggiolini, in una lettera al Papa in risposta al suo telegramma per la morte di don Renzo Beretta, avvenuta il 20 gennaio. Nel testo pubblicato oggi su “Il Settimanale della diocesi di Como”, si legge anche: “se qualche espressione di intolleranza o addirittura di razzismo verso gli extracomunitari si è levata, ciò è avvenuto contro il volere di don Renzo e contro ogni sentimento dei miei diocesani e della gente della mia Chiesa locale delle provincie di Como, di Sondrio, di Varese e di Lecco”. Mons. Maggiolini ricorda che “don Renzo aveva anche raccomandato di non lasciare che si criminalizzassero gli immigrati in Italia a causa di qualcuno tra loro che si fosse comportato male. Vi sono molti galantuomini tra loro, mi diceva”. “Egli – prosegue il vescovo – si era preparato al rischio della stessa morte, la prima volta che decise di aprire la porta a un povero che bussava e gli chiedeva ospitalità e cibo. Ha riconosciuto Gesù negli ultimi. Ha dato loro totalmente se stesso. Padre Santo – conclude mons. Maggiolini – ve ne sono tanti di don Renzo Beretta tra i miei preti, le mie suore, i miei laici. La Chiesa di Como e la Chiesa intera ha ora un nuovo Protettore”.