“Il Papa si presenta sempre come un evangelizzatore”. Commenta così, padre Ricardo Cuellar, rettore del Collegio messicano a Roma, il viaggio di Giovanni Paolo II in Messico e negli Stati Uniti, conclusosi ieri. Partendo da “una teologia molto viva, incisiva”, quale quella delineata nell’esortazione apostolica “Ecclesia in America”, spiega Cuellar, “il Papa ha mostrato come quello che sta succedendo in America non sia conforme all’incontro con Cristo vivo, che chiama alla conversione, alla comunione e alla solidarietà”. Di qui la denuncia dei “peccati sociali”, tipici della “cultura della morte”, che Giovanni Paolo II ha fatto a gran voce, “attraverso un richiamo molto vivo alla vita, invitando a difenderla fin dal grembo materno e pronunciando parole molto chiare contro la pena di morte”. Il Papa, inoltre, per il rettore del Collegio messicano, ha insistito sulla “vocazione comune” dell’America del Nord e dell’America del Sud: “Nel futuro – commenta padre Cuellar – si aprirà una strada nuova di collegialità episcopale e di collaborazione fra le due Chiese cattoliche del Nord e del Sud”: più difficile, invece, anche se auspicabile, la strada della collaborazione “socio-economica”, che “non dipende soltanto dalle forze della Chiesa”. In Messico Giovanni Paolo II ha dato molta importanza al ruolo che i giovani possono e devono assumere per il futuro della Chiesa: “Solo in Messico – osserva padre Cuellar – su 90 milioni di abitanti, il 55% è al di sotto dei 25 anni: ciò significa che abbiamo una popolazione di 50 milioni di giovani, i quali devono prendere coscienza delle proprie responsabilità nella promozione della fede, non solo nel nostro Continente”.