PARROCO UCCISO: MONS. MAGGIOLINI, “SACERDOTI DISARMATI SUL FRONTE DELLA CARITÀ”

“Celebreremmo l’assurdo di una bara di disperazione, se non osservassimo la realtà con gli occhi della fede”. Con queste parole il vescovo di Como, mons. Alessandro Maggiolini, ha salutato don Renzo Beretta, il parroco di Ponte Chiasso ucciso mercoledì pomeriggio da un immigrato clandestino. Il vescovo lo ha ricordato questa mattina nella cattedrale di Como dove si sono svolti i funerali. “Non ci sfiora neppure lontanamente la volontà di strumentalizzare la morte di don Renzo – ha detto mons. Maggiolini – sarebbe come ucciderlo di nuovo. E tuttavia non possiamo tacere, adesso, qualche tratto di ciò che egli ci ha confidato e insegnato”. “Don Renzo – ha detto il vescovo – conosceva già a fondo, per esperienza diretta, il fenomeno della microcriminalità e il fenomeno, non certo perfettamente sovrapponibile, dell’immigrazione clandestina”. “Egli constatava e provava sulla propria pelle – ha proseguito il vescovo – il dramma di molti extracomunitari che si accalcavano ai confini della vicina Svizzera e di altri Paesi ricchi del nostro continente, spesso senza trovare una sistemazione pur minima”. Il parroco si era rivolto ai pubblici poteri, trovandosi però “di fronte – ha aggiunto mons. Maggiolini – a un rimpallo continuo, incomprensibile ed estenuante di responsabilità”. Sono così spesso gli “uomini di Chiesa” a protendersi “disarmati e generosamente operosi, nelle prime linee delle iniziative di carità, benchè – ha affermato il vescovo – siano di continuo esposti a un rischio assai grave di subire violenze soprattutto negli spazi della società lasciati vuoti dai pubblici poteri del Paese”. (segue)” “” “