La rivendicazione dell’eutanasia portata avanti dagli intellettuali “è una dichiarazione di fallimento” da parte di una cultura che “non è riuscita a dare un senso alla sofferenza e va incontro alla morte senza averle dato un significato”. Così Salvino Leone, vice-direttore dell’Istituto siciliano di bioetica, commenta il manifesto “La nostra morte ci appartiene” pubblicato dal quotidiano francese “France Soir”. Nel manifesto un gruppo di intellettuali definisce l’eutanasia come “un gesto di compassione e di solidarietà che non dovrebbe essere più punito”. Leone precisa innanzitutto che “l’eutanasia non è una questione di ordine esclusivamente religioso. E’ un problema culturale, oltre che etico, che rimanda al rispetto di sé, della vita e della corporeità”. ” “”Credo – afferma Leone – che alla radice del problema dell’eutanasia ci sia l’incapacità di dare una risposta alla sofferenza e alla sua conseguenza estrema che è la morte. L’eutanasia più che una richiesta di morte è una domanda di senso e di significato. E poiché alla sofferenza non si riesce a dare senso e significato, si cerca di eliminare ed abolire questo problema facendo ricorso all’eutanasia”. Se “la sofferenza sul piano fisico è oggi abbastanza controllabile grazie a tutta una serie di strumenti offerti dalla medicina, la sofferenza psicologica e quella morale – prosegue Leone – sono più difficili da trattare. Ed è proprio da questa difficoltà che proviene la richiesta di senso da parte dell’uomo”. Trovare una risposta a questa richiesta è “il miglior antidoto nei confronti dell’eutanasia”, conclude il docente.” “