NOTA SETTIMANALE SIR

Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana.Finisce il secolo, finisce il secondo millennio: Giovanni Paolo II, nel tradizionale discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, ha scelto così di andare ai fondamenti, ed ha parlato della libertà religiosa.” “Dopo avere toccato con grande partecipazione tutti i punti di pace e di guerra nell’inquieto planisfero, ha esclamato: “in quest’ultimo anno prima dell’anno 2000 si impone un soprassalto di coscienza”. Per fare questo occorre dare effettività alle leggi del diritto internazionale e, più alla radice, ai diritti dell’uomo. Perchè? Non per un mero irenismo, ma perchè (il passaggio merita di essere sottolineato) “il diritto internazionale non può essere quello del più forte, né quello di una semplice maggioranza di Stati, e neppure quello di una organizzazione internazionale, ma quello che è conforme ai princìpi del diritto naturale e della legge morale, che si impongono sempre alle parti in causa e per la soluzione delle differenti questioni sul tappeto”. C’è qui un preciso indirizzo di presenza e di intervento della Chiesa anche nel campo delle istituzioni e delle relazioni internazionali. E c’è di conseguenza la serena rivendicazione che “i credenti possano farsi intendere e partecipare al dialogo pubblico nelle società di cui sono membri a pieno titolo”. ” “Purtroppo le violazioni alla libertà religiosa sono ancora “troppo numerose”. In Asia, in Africa, in molti paesi dove l’Islam è maggioritario, i cattolici subiscono gravi discriminazioni. Il Papa ricorda addirittura, pur senza nominare esplicitamente l’Arabia Saudita, che in un paese, possedere una Bibbia è un crimine. Così nell’Europa centrale ed orientale spesso i pratici comportamenti amministrativi contraddicono le solenni dichiarazioni di principio. Ma anche in certi paesi dell’Europa Occidentale, c’è da assistere ad una evoluzione non meno inquietante, per cui “sotto l’influenza di una falsa concezione del principio di separazione tra lo Stato e le Chiese o di un tenace agnosticismo”, si tende a confinare queste “nel solo campo del culto, accettando difficilmente da loro una parola pubblica”.” “Parla con franchezza Giovanni Paolo II, perchè si colloca risolutamente, come ha fatto in questi venti anni, superando ed anzi facendo cadere tanti muri, dal punto di vista della persona, di tutti gli uomini, e dal punto di vista “di quell’Amore che li precede e li attende”. Ed allora, proprio alla fine del secolo, può riaffermare con convinzione che dalla “relazione ineluttabile tra Dio e la Città dipende l’avvenire delle società”. Duecento anni dopo le polemiche sul rapporto trono-altare, al termine del secolo dei grandi totalitarismi pagani, evangelicamente il Papa sottolinea questo legame profondo. Che ha come prospettiva proprio la valorizzazione della libertà. “Quando l’uomo non si appoggia su una grandezza che lo trascende, rischia di consegnarsi al potere senza freni dell’arbitrario e degli pseudo-assoluti che lo distruggono”: il monito è forte, e racchiude molti drammi della nostra epoca. ” “Affermare la libertà religiosa significa perciò affermare il fondamento della libertà. Nel nuovo secolo che si annuncia come quello della globalizazione e delle radicali innovazzioni bio-tecnologiche, sarà un punto sempre più essenziale. ” “” “