“Dalla metà degli anni ’80 tutti i casinò italiani hanno subito delle operazioni strutturate della criminalità organizzata tese a controllare tanto i flussi legali del gioco d’azzardo quanto l’insieme dell’indotto che le sale generano”. Il grido di allarme viene da mons. Alberto D’Urso, presidente della Fondazione Antiusura San Nicola e Santi Medici di Bari, che in una nota diffusa oggi si oppone alla richiesta, avanzata da 70 comuni d’Italia, di ospitare un casinò nel proprio territorio. Tra questi comuni, figurano anche sei comuni pugliesi (Bari, Lecce, Ostuni, Santa Cesarea Terme, Trani e Vieste). “Le attività gravitanti sui casinò autorizzati – si legge ancora nel documento – hanno creato una domanda indotta per bische nello stesso territorio provinciale e regionale interdipendente”. La posizione della Fondazione barese, “è fortemente condivisa da tutte le Fondazioni antiusura presenti in Italia, consapevoli del rapporto preoccupante che esiste tra usura e riciclaggio del denaro sporco, favorito in particolare dalla malavita organizzata”. Di qui l’appello di mons. D’Urso “perché in particolare in Puglia vengano valutati i rischi che sono connessi alla vita delle sale da gioco”. Anche lo Stato, secondo la Fondazione, fa la sua parte. “E’ necessario che il governo ponga un freno al boom delle giocate e che i mass media non amplifichino eccessivamente le attese delle persone che giocano. E’ inconcepibile che sia proprio lo Stato a diffondere attraverso la tv l’illusione del guadagno facile, del benessere a portata di tutti. E’ un contagio pericolosissimo”.