“Era amante dell’umiltà e del nascondimento, povero e umile, come povera era anche la sua famiglia di origine”. Così don Elvio Damoli, direttore della Caritas Italiana, don Elvio Damoli, definisce don Giovanni Calabria che questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico del Vaticano, durante la celebrazione dell’Ora Sesta, è stato canonizzato insieme con altri due beati. Sono don Marcellino Benedetto Giuseppe Champagnat, fondatore dell’Istituto dei Piccoli Fratelli di Maria (fratelli Maristi delle Scuole) e suor Agostina Livia Pietrantoni dell’Istituto delle Suore della Carità. Don Damoli ha conosciuto e seguito don Calabria, entrando della congregazione dei poveri Servi della Divina Provvidenza fondata dal santo. “La sua convinzione più ferma – ricorda don Damoli – era quella della necessità di reinterpretare il Vangelo nel tempo attuale”. “Santo e profeta del 20° secolo”, “da sempre attratto dalla radicalità evangelica e per questo egli stesso radicato profondamente nella storia”, don Calabria amava ripetere: “occorre ritornare al Vangelo, essere vangeli viventi”. “E’ questa – prosegue don Damoli – la sua passione e la sua testimonianza che ha lanciato come messaggio alla Chiesa e al mondo”. Per questa sua convinzione, don Calabria è diventato “punto di riferimento per uomini della Chiesa e del mondo politico e sociale, faro di luce per la gente”. “I suoi numerosi scritti – conclude don Damoli – hanno formato generazioni di sacerdoti, religiosi e laici impegnati”, richiamando la Chiesa “alle più genuine fonti del Vangelo per poter adempiere la sua missione nel mondo attuale”.