Scade il 25 gennaio prossimo il termine entro il quale si dovrà scegliere se avvalersi o meno dell’ora di religione nel prossimo anno scolastico 1999-2000. Per l’occasione il settimanale diocesano “Gente Veneta” ha chiesto direttamente agli insegnati di religione delle scuole elementari, medie e superiori di fare uno “spot per l’Irc”. Chiarendo “equivoci e luoghi comuni”, gli insegnanti tengono innanzitutto a precisare agli studenti e alle loro famiglie che l’ora si religione “non è catechismo ma cultura”. “Paghiamo – dice Alessandra Cocquio – l’incomprensione di questa differenza, soprattutto alle elementari, dove è forte la frequenza alla catechesi. I genitori ci chiedono l’orario del catechismo , quasi fossimo degli inviati della loro parrocchia”. “Io dico sempre ai ragazzi – incalza un’altra insegnante di Venezia, Annalisa Chiavegato – che più conosciamo più siamo liberi di scegliere”. Per Nicoletta Fabris, insegnante alle scuole medie inferiori, avvalersi dell’ora di religione è fare “un investimento culturale, è andare – dice – a ripescare e capire meglio le nostre radici, il nostro Paese e la nostra storia. Non c’è insegnamento di italiano o di storia che possa compensare la mancata frequenza dell’Irc: sono insegnamenti tra loro complementari”. L’insegnante fa notare come il 90 per cento dei ragazzi delle scuole medie che hanno completato l’iniziazione cristiana, non sa che cosa pensa la Chiesa su molti argomenti. “Alle medie – conclude – parlare significa mettere piccoli o grossi pilastri, seminare conoscenze ed idee che rimangono. Le scelte, i ragazzi le faranno dopo, ma prima hanno bisogno di sapere”.