Si è discusso del nuovo ruolo di “mediatore” che dovrà assumere il volontariato nelle carceri, durante il convegno che si è svolto oggi a Roma per iniziativa della Conferenza nazionale volontariato e giustizia, alla quale aderiscono Fivol, Seac, Caritas, Arci e Ora d’Aria. Secondo una ricerca della Fivol (Fondazione italiana per il volontariato) sono 473 in Italia le organizzazione impegnate in progetti con detenuti ed ex-detenuti (ossia il 4,5% del totale), con 16.724 volontari. Su 49.216 detenuti presenti nelle carceri italiane (al 30/6/97), quelli che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria sono 10.156. Gli stranieri sono 10.825. ” “La recente firma del protocollo di intesa tra la Conferenza nazionale per il volontariato e la giustizia e il ministero di Grazia e giustizia – che attribuisce al volontariato compiti di ascolto, formazione, reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti – porta quindi ad interrogarsi sul ruolo della “mediazione”, che consiste nell’aiutare le parti a trovare da sole la capacità di soluzione di un problema. “La mediazione è la capacità di far incontrare gli sguardi dei due nemici superando i sentimenti negativi – ha spiegato Duccio Scatolero, docente di criminologia all’Università di Torino. Gestire un conflitto significa occuparsi delle persone coinvolte, accogliere ed ascoltare le loro sofferenze con umiltà, senza la pretesa di essere risolutori”. Livio Ferrari, presidente della Conferenza nazionale per il volontariato e la giustizia ha messo in evidenza che, nei Paesi scandinavi, attraverso gli interventi di mediazione tra stranieri e forze dell’ordine “sono diminuite le azioni illecite condotte dagli immigrati”. Secondo Luciano Violante, presidente della Camera dei deputati, con la mediazione “il conflitto viene privatizzato, ritorna sul terreno della società, e può essere un contributo per la sicurezza dei cittadini”. ” “