KOSOVO: L’INFORMAZIONE SULLA GUERRA, “MOLTE OPINIONI, POCHI FATTI”

Come è stata la qualità dell’informazione sulla guerra dei Balcani? “Se il pluralismo delle opinioni, anche di dissenso, ha avuto spazio sui grandi media, altrettanto non si può dire del ‘racconto’ della guerra, che è stata solo una ‘marmellata’ uniforme con un uso superficiale delle fonti”. E’ il parere di Claudio Fracassi, direttore del settimanale “Avvenimenti”, intervenuto questa mattina a Roma alla tavola rotonda su “L’informazione e la guerra: l’emergenza Kosovo”, organizzata dal Cipsi (Coordinamento iniziative popolari di solidarietà internazionale) e dalla Cica (Comunità internazionale di Capodarco). Fracassi ha fatto notare che, in periodo di guerra, “i mali strutturali dell’informazione si acutizzano e diventano clamorosi”, a causa della “censura, della propaganda, del protagonismo dei giornalisti” per cui si verifica una “rincorsa infantile” alla ricerca del sensazionale, con il “meccanismo dell’informazione che diventa inarrestabile”. “Il tentativo di giustificare a tutti i costi questa guerra – ha osservato – ha portato a più bugie e semplificazioni di quelle dette durante la guerra del Golfo”. Secondo Fracassi sono stati usati, ad esempio, “trucchi lessicali” come “gli accordi” di Rambouillet (“mentre non c’era stata nessuna intesa”). E tra le “sciocchezze” e gli “orrori” spacciati per notizie vere potrebbe rientrare, a suo parere, anche l’odierna “caccia spietata alla fossa comune”. Eugenio Melandri, direttore della rivista “Solidarietà internazionale” ha osservato che questo tipo di informazione si accorge delle situazioni drammatiche “solo quando i potenti ne parlano”, mentre tante altre guerre, soprattutto in Africa, rimangono perennemente dimenticate. Nicola Perrone, vice-presidente della Comunità di Capodarco, ha messo in evidenza il fatto che le organizzazioni di base “sono state oscurate dalla tv, non sono stati raccontati i progetti, la vita nei campi, la cultura e i problemi reali, né gli alti stipendi dei ‘funzionari volontari'” mentre è stato dato spazio solo all’azione di “esercito, governo e protezione civile”.