“Nonostante alcuni passi avanti, le soluzioni previste dal nuovo decreto di riforma sanitaria tendono ancora ad accentrare nel pubblico, ma il servizio può migliorare solo con un sistema più articolato tra le diverse realtà, monitorando i bisogni e delegando competenze al privato”. Carla Collicelli, vicedirettore del Censis, presenterà domani nella sede del Cnel, a Roma, i dati di una ricerca condotta a livello nazionale sul tema della sanità. E alla luce degli orientamenti raccolti, anticipa al Sir alcune considerazioni in merito al decreto Bindi. “Nella nostra indagine – spiega – ‘E’ giusto curare tutti?’ ci siamo resi conto che la maggioranza degli italiani, ma anche dei dirigenti e della classe politica, non concepisce la sanità secondo criteri adeguati di “razionamento”, orientata cioè agli effettivi bisogni degli individui, e non invece genericamente secondo l’età. E questo, tradotto in termini pratici, significa alimentare un sistema che continua a spendere tanto e a rispondere male”. “Le novità introdotte nel decreto non recepiscono l’urgenza di una riforma radicale, vale a dire una gerarchia molto seria delle patologie, e quindi dell’impiego delle risorse, razionando i servizi di cui deve farsi carico il pubblico, e quelli che devono essere lasciati alle tasche dei cittadini”.” “”Questo – conclude il vicedirettore del Censis – non è solo un problema di legge, ma anche di mentalità. Perché se sarebbe auspicabile da un lato “alleggerire” il carico del servizio sanitario pubblico, è altrettanto importante educare utenti e operatori socio-sanitari a valutare l’urgenza degli interventi. Insistendo molto sul lavoro di prevenzione nel territorio, grazie anche alle forme di integrazione con il privato. Aspetto, quest’ultimo, su cui il decreto introduce misure in senso positivo”.” “” “