“Non bastano i negoziati per risolvere i conflitti che insanguinano il mondo, solo la riconciliazione, che è dono di Dio, può rompere il circolo vizioso di violenza e odio. Riconciliazione vuol dire lavorare per la giustizia, per la verità, contro l’esclusione dei poveri dal diritto di costruire il proprio futuro”. Riconciliazione dunque è la risposta che la Caritas Internationalis lancia ad un mondo che vede aumentare la violenza e i conflitti. Lo ha spiegato oggi, nel corso di una conferenza stampa, il vescovo Henao Gaviria, direttore della Caritas della Colombia, a conclusione della sua XIV° assemblea generale della Ci, durante la quale oltre 350 delegati provenienti da 156 Paesi hanno pianificato il cammino dell’organizzazione nei prossimi quattro anni e rinnovato strutture interne. “Negli ultimi decenni – ha rilevato il nuovo presidente della Ci, mons. Fouad El Hage, direttore della Caritas libanese – sono aumentate le ripercussioni delle guerre sui civili. Le vittime civili causate dalla prima guerra mondiale furono stimate attorno al 5%. Quelle della guerra del Vietnam furono circa l’80 % e il numero dei civili coinvolti nei conflitti attualmente in corso si possono stimare attorno al 85-90 %”. La riconciliazione è un processo lento, richiede un cambiamento di mentalità, che deve “partire soprattutto dal basso, dalle parrocchie, dalle comunità locali dove la Caritas è ben radicata”, ha sottolineato il nuovo segretario generale della Ci, Duncan Mc Laren, che ha anche annunciato una mozione della Ci per la cancellazione del debito internazionale dei Paesi poveri in vista del 2000 e che sarà presentata la prossima settimana al vertice dei G8 a Colonia.