L’ha resa nota ieri Dominique Bourel, direttore del centro di ricerche di Gerusalemme, nel corso di una conferenza al centro San Luigi dell’Ambasciata di Francia presso la Santa Sede a Roma. Bourel ha parlato del Mediterraneo come “memoria”, come “passione” e come “utopia”. I popoli e i governi che si affacciano sul Mediterraneo – ha spiegato Bourel – devono “trovare un altro modo di articolare la politica con le religioni, rispetto a ciò che si fa abitualmente in Europa. Due grandi intellettuali hanno considerato la pace nel Mediterraneo come compito, come preoccupazione primaria della loro esistenza: Martin Buber e Giorgio La Pira”.” “La Pira, ha ricordato Bourel, si fece promotore del “congresso mediterraneo della cultura”. E, ha raccontato il relatore, La Pira invitò Buber in una delle sessioni del congresso, inviandogli “una superba lettera, ancora inedita, dell’aprile 1958”. “Si può mettere in dubbio – scriveva La Pira in quella lettera resa nota da Bourel – che il Mediterraneo costituisce il punto più caratteristico e più essenziale di questa ‘geografia della grazia e della civilizzazione’ e il centro di gravità passato, presente e futuro della storia dei popoli e delle nazioni? E’ sulle rive di questo mare, infatti che è stato proclamato il messaggio di Dio agli uomini; ed è su queste stesse rive che la grazia e la civilizzazione seguita a questa rivelazione divina hanno raggiunto le vette più elevate. Questa immensa ricchezza di valori divini e umani, della quale i popoli e le nazioni del Mediterraneo sono particolarmente provvisti, li obbliga ad assumere compiti e responsabilità universali”. ” “