“Ora tutti applaudono alla pace – afferma la Caritas italiana in un comunicato diffuso oggi – e speriamo che si accelerino realmente, senza più indugi, i tempi per una soluzione negoziata. Ma questa guerra ha già causato 72 giorni di morte e sofferenze e le vittime di questa tragedia ci chiedono conto di ogni minuto scandito dal dolore. Ribadiamo qui con fermezza quanto detto già in aprile nel nostro messaggio ai credenti e ai governanti ‘Davanti a Dio che stronca le guerre nessuna violenza è senza peccato, ogni atto che toglie la vita o la offende, rivolto a qualsiasi essere umano, si pone al di fuori del progetto di pace che il Padre attende dai suoi figli e dall’intera umanità come famiglia’. ” “Risolvere i problemi con la guerra è un peccato sociale che deve farci rendere conto di quanto scarso è il nostro impegno per promuovere una cultura e una mentalità di pace. Per troppo tempo sono stati ignorati gli sforzi di resistenza nonviolenta e di opposizione democratica di un popolo, da quegli stessi politici la cui coscienza sembra risvegliarsi solo sotto i riflettori dei media. ‘Adesso – dice don Elvio Damoli, direttore della Caritas Italiana – le violenze e le bombe hanno acuito odio, ferite e divisioni, rendendo più difficile il sentiero della pace. E’ doveroso – prosegue – continuare ad aiutare i profughi, farli ritornare alle loro case, riparare i loro diritti violati, ristabilire la giustizia, individuando e denunciando i colpevoli; è doveroso portare aiuto a tutte le vittime della guerra, nell’intera area dei Balcani, e la Caritas moltiplicherà gli sforzi in questo senso; ma ci sembra altrettanto doveroso destinare tempo e risorse non per preparare la guerra, ma per costruire una mentalità di pace, trovando forme di tutela e promozione della pace e dei diritti, rafforzando gli strumenti di dialogo e di sostegno nonviolento in favore di tutte le popolazioni oppresse e dei loro bisogni negati di libertà e democrazia’.” “Sanije, un’anziana maestra kosovara ora in Albania, scriveva poche settimane fa: ‘A quale mondo apparterremo quando sarà giorno, quando verrà l’alba?’ Adesso che l’alba sembra più vicina dobbiamo anche noi chiederci, come credenti e come cittadini di un Paese che ‘ripudia la guerra come …mezzo di risoluzione dei conflitti’, a quale mondo apparteniamo e qual è il nostro impegno per costruirne uno migliore?”” “