Collaboratrici familiari italiane e straniere, due figure con caratteristiche diverse, come delineato da una ricerca dell’Iref presentata oggi a Roma in occasione dell’apertura della XV assemblea nazionale delle Acli Colf, sul tema “Costruire una società multietnica”. In Italia, secondo una stima delle Acli, in Italia sono oltre un milione le collaboratrici familiari impegnate in almeno 3 milioni di famiglie. Ma le colf in regola con l’Inps sono solo 208.407 (111.123 italiane e 95.184 straniere), questo significa che almeno 800.000 lavorano in nero (60% italiane). Dalla ricerca emerge che le colf italiane (per il 92,3% sono donne) sono prevalentemente di mezza età (tra i 50 e i 60 anni sono il 28,2%, il 26,3% tra i 41 e i 50 anni), con bassa scolarizzazione (l’83,3% hanno istruzione elementare e media superiore) che lavorano da oltre 10 anni, sanno che esiste un contratto nazionale di lavoro ma non si curano molto né di accordi scritti, né della rivendicazione dei propri diritti. Ciò che le interessa di più nel lavoro è il fatto di percepire uno stipendio. Rispetto a sette anni fa (data a cui risale l’ultima ricerca di questo tipo) nella professione sono in aumento gli uomini (dal 3,4% al 7,7%), l’età media e la percentuale di versamento dei contributi Inps (+6,2%). La colf straniera, invece, appare “maggiormente imprenditiva e cosciente di sé e del proprio lavoro, lavora sodo per guadagnare di più non ha perso di vista la prospettiva di poter migliorare la propria posizione e la propria situazione lavorativa”. (segue)