A chiedere la tutela delle minoranze perseguitate in questi giorni in Kosovo (serbi e rom) è Francesco Carloni, coordinatore dei programmi emergenza e sviluppo della Caritas italiana, che ribadisce la necessità di “procedere con un’azione di forza” per disarmare i guerriglieri albanesi che continuano le vendette a danno dei civili. “Gli organismi internazionali, in primo luogo la forza di pace – afferma Carloni -, devono fare in modo che gli accordi vengano rispettati fino in fondo La prima condizione per limitare gli episodi di rappresaglia è il disarmo effettivo dell’Uck. Bisogna assicurare ai serbi la stessa protezione riservata ai kosovari”. Questo è anche lo stile degli interventi attuati dalla Caritas italiana “che non fa distinzioni tra etnie ma aiuta chi ha bisogno”. Secondo Carloni è inoltre necessario fare chiarezza su quali forze comandino ora in Kosovo per non correre il rischio che il territorio venga controllato dai gruppi armati”. Riguardo alla ricostruzione, Carloni auspica di procedere “in tempi brevi, attuando serie procedure doganali che permettano l’arrivo dei materiali da parte dei governi, dei privati e degli organismi non governativi”. “Tutti parlano della ricostruzione come di una grande opportunità economica – osserva -. Facciamo in modo che sia invece un’occasione per trovare una soluzione reale ai problemi dei Balcani”.