MARIO POLLO: NO AL “RITO” DELLO SPINELLO DI GRUPPO

“La grande maggioranza delle ‘carriere’ dei tossicodipendenti è cominciata con lo spinello di gruppo”. Questo il commento del sociologo Mario Pollo alla sentenza emessa dalla VI sezione penale della Cassazione, in base alla quale non incorre in reato chi per “tacito accordo” di gruppo compra hashish per la sua comitiva di amici. “Non tutti quelli che fumano spinelli diventano tossicodipendenti”, precisa Pollo, “ma certo lo spinello può essere la miccia che innesca questo processo, come molti tossicodipendenti stessi ammettono”. Dallo spinello, in genere, si passa ad altre sostanze stupefacenti “perché ad un certo punto lo spinello non basta più. Anche il consumo forte, e non occasionale, di spinelli introduce comunque forti squilibri nella vita dei ragazzi e non è un fenomeno da prendere alla leggera”. Ad aumentare le perplessità del sociologo sulla “presunta innocuità” dello spinello c’è, poi, il “rituale di gruppo” legato ad esso: “Bisogna chiedersi cosa c’è dietro: il ‘divertirsi sballando’ aiuta a crescere, ad acquisire responsabilità, oppure riduce semplicemente la relazione con l’altro a qualcosa di rassicurante, visto che l’altro fa quello che faccio io e non mi arricchisce con la sua diversità?”. Di fronte ai ragazzi che ricorrono allo spinello, conclude Pollo, c’è spesso “un vuoto educativo, una carenza di un modello d’uomo che non sia un semplice ‘tubo digerente’, teso al consumo e alla soddisfazione dei suoi bisogni immediati”. Di qui la responsabilità delle famiglie, della comunità cristiana e della società nel suo complesso, che devono “assumere il mondo giovanile come futuro, investendo su di esso e non limitandosi a fare assistenzialismo”.