E’ questa, l’obiezione rivolta da padre Stanislas Lalanne, portavoce della Conferenza episcopale francese, al Ministro degli Affari sociali, Martine Aubry, che ha annunciato in questi giorni l’intenzione del governo di “procedere, entro un anno, ad un riesame di certe disposizioni della legge del gennaio 1975 sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Sul dibattito che seguirà a questa decisione, Lalanne, in una nota diffusa oggi, si chiede: “Che ne sarà? Ci sarà un vero dibattito, non solamente sulle modalità di applicazione ma sulla vera posta in gioco? Ci sarà, ad esempio, un dibattito su quello che si osa chiamare il ‘diritto’ all’aborto, o invece è già stato deciso di occultare l’essenziale?”. ” “La legge Veil, ricorda il portavoce dei vescovi francesi, “sperava di codificare e restringere la messa in opera di pratiche considerate ancora come un male. Venticinque anni dopo, l’aborto è presentato come un diritto da rispettare. Se questa evoluzione non è, propriamente parlando, una sorpresa, essa significa che si considera ormai normale sbarrare la via ad altri quando non si ha alcun mezzo per difendersi o per imporsi come, la nostra società ha potuto arrivare a tanto?”. ” “” “