La spiritualità cattolica contemporanea non si è “laicizzata”. Risponde così padre Giandomenico Mucci, sull’ultimo numero di “Civiltà cattolica”, in uscita il 17 luglio prossimo, a recenti interpretazioni di noti commentatori “laicisti” in merito alla “crisi” del cristianesimo e all’affermarsi di modelli diversi di spiritualità. Non è vero, afferma il gesuita, che “il cristianesimo trascura ormai il suo Dio”: al contrario, invece, “il cristianesimo è religione in senso storico e sociale”, non individualistico, in cui è essenziale oltre all’elemento personale è essenziale quello ecclesiale. “Il cristianesimo – spiega, infatti, Mucci – è religione in senso storico e sociale. Nella sua più intima realtà è evento salvifico e grazia divina, destinato a vivificare la storia per trasformare ogni uomo nella sua situazione culturale”. In questa prospettiva, aggiunge il gesuita, “dissociare cristianesimo e cultura, fede e storia, significa professare un soprannaturalismo che non corrisponde alla volontà del Dio della Rivelazione”. Quando si parla di religione cristiana, si legge ancora sulla rivista dei gesuiti, “non si può nullificare l’interesse per l’uomo sotto il pretesto di occuparsi esclusivamente di Dio. La spiritualità, che come suo ultimo fine tende alla realizzazione escatologica dell’uomo, è chiamata dalla Rivelazione biblica a sostenere l’impegno storico di salvezza integrale”. Più che di “laicizzazione” della spiritualità cattolica contemporanea, conclude Mucci, bisognerà parlare di “necessaria accettazione delle mediazioni culturali, del dialogo culturale e dell’acculturazione”. ” “” “