CEREDA (CARITAS): LA POVERTÀ NEL MONDO È SEMPRE PIÙ “TRASVERSALE”

In virtù della globalizzazione, non ci sono più “Paesi ricchi e Paesi poveri”, perché la povertà nel mondo è diventata “trasversale”. E’ quanto afferma Paolo Cereda, della Caritas italiana (area internazionale) che, in un’intervista rilasciata al Sir, commenta la recente sessione del Consiglio economico e sociale (Ecosoc) dell’Onu e la pubblicazione dell’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sullo sviluppo umano. “Ciclicamente – continua Cereda – i ricchi si accorgono dei poveri e si sentono obbligati a dire qualcosa, a lanciare un ‘piano’ per sconfiggere in qualche lustro la malattia sociale della miseria. In realtà, l’analisi dell’Ecosoc constata una crescita dei poveri nel mondo. La forbice si allarga: pochi ricchi sempre più ricchi, almeno come reddito, e poveri sempre più poveri in aumento. Due miliardi di esseri umani vivono sotto la soglia di povertà, con meno 700 mila lire all’anno. In Brasile il 16% della popolazione più abbiente detiene l’85% delle risorse; in tutta l’Africa subsahariana ci sono meno linee telefoniche che nella sola città di New York; i 250 uomini più ricchi del mondo hanno un capitale che supera il bilancio dei 90 Paesi più poveri del globo”. A causa della globalizzazione, spiega Cereda, “non ci sono più Paesi ricchi o Paesi poveri, quanto piuttosto zone di interesse e spazi di abbandono, territori utili (città, zone minerarie, centri di comunicazione) e territori inutili, dove la gente sopravvive a fatica. Anche all’interno dello stesso Stato o della stessa città”. Sul piano politico, inoltre, “manca una politica sociale, nazionale e internazionale, che gestisca i fenomeni di povertà” nella prospettiva di una difesa della persona e della famiglia. (segue). ” “” “