CEREDA (CARITAS): LA POVERTÀ NEL MONDO È SEMPRE PIÙ “TRASVERSALE” (2)

“Negli scenari nazionali e mondiali – dichiara Paolo Cereda, della Caritas italiana – si sta delineando una tendenza ambigua e pericolosa nell’affrontare il problema della povertà: per i ricchi delle città si promettono ‘ordine e legalità’, quartieri protetti, vigilantes e ‘tolleranza zero’; per i poveri, invece, si ricorre sempre più spesso all’assistenza umanitaria delle organizzazioni private, che distribuiscono cibo, coperte, vestiti, medicine ma quasi mai casa, lavoro e servizi socio-educativi”. Neanche il nostro Paese, osserva Cereda, è immune da un impoverimento crescente di certe fasce della popolazione: “Dal 1996 al 1998 i poveri in Italia sono aumentati di 400.000 unità, raggiungendo il valore complessivo di 7 milioni di soggetti, che corrispondono a circa due milioni di famiglie povere (11,2% di tutte le famiglie italiane)”. La novità, inoltre, è che “accanto ai poveri – quelli cioè che consumano meno della metà del consumo medio – ci sono i ‘quasi poveri’, appena al di sopra della linea della povertà: sono circa 8 milioni. In questa zona grigia sono collocate molte famiglie e persone che sempre più spesso bussano alle porte delle chiese e della Caritas perché non ce la fanno più a pagare le spese per l’affitto, la luce, il gas, la scuola dei bambini e lo stesso ticket per le visite mediche e le medicine”. In tale contesto, conclude Cereda, la Caritas “rifiuta di essere usata come ‘ambulanza della storia’, come garante, nei confronti dei poveri, di fronte a poteri che riducono la povertà ad un problema di ordine pubblico”.