Papisca ha auspicato anche la riforma e il potenziamento del Consiglio economico e sociale dell’Onu e, a livello europeo, la valorizzazione dell’Osce, “per rompere il muro tra l’Europa dei 15 e gli altri Paesi”. Per il 2000, proclamato dall’Onu “Anno per la cultura della pace”, Papisca ha suggerito alle ong di promuovere progetti nelle scuole, “per educare alla pace e al rispetto dei diritti umani”. La formazione è infatti, secondo il giurista, la “chiave vincente” che consente di avere “una visione complessiva dell’ordine mondiale, per poter agire in coerenza con i valori umani proclamati dalle Nazioni Unite”: “Molti politici e intellettuali si sono accaniti contro i pacifisti – ha osservato Papisca – perché si sono resi conto che la società civile (ong e strutture religiose in primo luogo) ha capito le regole del diritto internazionale e se ne sta appropriando, creando ostacoli alla ‘realpolitik’ degli Stati. Se andiamo avanti in silenzio è perché abbiamo la forza del diritto dalla nostra parte”. Contro la “dilagante mentalità pragmatista” mons. Diego Bona, vescovo di Saluzzo e presidente di Pax Christi Italia, ha invitato a “lavorare per ‘dare gambe’ alle richieste di pace del Papa”, mentre mons. Flavio Roberto Carraro, vescovo di Verona, ha esortato a “scegliere la non violenza come metodo di vita” e ad impegnarsi a favore del disarmo. In un messaggio inviato all’assemblea mons. Loris Capovilla, arcivescovo di Mesembria, ha messo poi in guardia contro il rischio che i cristiani non si accorgano che “camminando con l’occhio rivolto ad inammissibili traguardi di benessere fine a se stesso, di pace intesa come egemonia e predominio, non approderanno da nessuna parte”.” “” “