Milano metropoli stressata, che vive una contraddizione stridente tra consumi sempre crescenti e una scarsa qualità della vita. Una città che viene molto usata ma che non è ripagata abbastanza dai suoi cittadini e dove metter su famiglia diventa sempre più difficile per carenza di servizi, mentre si ripopola anche grazie agli stranieri immigrati.” “Sono questi alcuni dei punti che emergono dal settimo “Rapporto sulla città” curato dalla Fondazione Ambrosianeum di Milano e presentato questa mattina dal coordinatore dell’indagine Eugenio Zucchetti, docente di sociologia del lavoro all’Università Cattolica di Milano, presente il vicario episcopale, mons. Erminio De Scalzi.” “Dalla ricerca emerge un tessuto urbano a più facce, che presenta rischi ma anche opportunità. Una soprattutto per Zucchetti la causa principale del disagio milanese, “la difficoltà di conciliare l’impiego e la vita quotidiana. Lo stereotipo del cittadino milanese sempre di fretta coglie bene queste due dimensioni. Oggi lavorare nel capoluogo lombardo comporta molta fatica e un grosso impegno in termini psicologici e motivazionali”. Per esempio, prosegue Zucchetti “oggi decidere di avere figli comporta grosse tensioni e fatiche. Insomma, il benessere economico non è sinonimo di un miglioramento della qualità della vita. Una delle risposte possibili, è di offrire nuovi servizi per i membri deboli della famiglia, gli anziani e i bambini nei primi mesi di vita”. Tra i punti di forza, come ricorda il vescovo, mons. De Scalzi, il volto solidale di Milano, che secondo gli ultimi dati schiera più di 400 organizzazioni e associazioni di volontariato con 150 mila volontari. ” “