I “minori a rischio” non sono una prerogativa del Sud. Lo ha detto Giuseppe De Rita, segretario nazionale del Censis, presentando oggi a Roma il “piano di valutazione dei primi interventi in favore dei minori soggetti a rischio di coinvolgimento in attività criminose”, in cui si fa il punto dell’applicazione della legge n. 216, a nove anni dall’entrata in vigore. “La devianza giovanile a forte radicamento territoriale meridionale – ha detto De Rita facendo riferimento al documento del Censis – si sta trasformando in un fenomeno più inquietante, più diffuso e ramificato in cui il ruolo della criminalità organizzata è solo una delle facce del fenomeno”. Se si esamina, ad esempio, la graduatoria delle dieci città italiane con la maggiore percentuale di minori denunciati dalle forze dell’ordine, al primo posto c’è Crotone (con 145 denunce per ogni 100 mila abitanti), seguita però subito dopo da Firenze, Savona, Pistoia, Prato, Caltanissetta, Taranto e Imperia. Ciò significa, per De Rita, che “il disagio sociale non è un disagio ‘sommatorio’, ma in realtà è un disagio collettivo, trasversale, che tocca il Sud ma anche le grandi periferie urbane, alle prese con l’immigrazione clandestina”. “La crescente utilizzazione dei bambini nella criminalità organizzata internazionale – ha detto il presidente della Camera, Luciano Violante – è una novità recente, che garantisce la riduzione dei costi e l’abbassamento dei rischi”. I ritardi burocratici, ha aggiunto Volante a proposito della 216, “rischiano di vanificare le scelte politiche del governo e del Parlamento”. Anche in vista del prossimo documento di programmazione economica e finanziaria, secondo il presidente della Camera, “occorre uscire dalle vecchie diatribe sullo Stato sociale, chiedendosi quale Italia vogliamo per le nuove generazioni”. In Italia, infatti, solo il 2,1% della spesa sociale viene destinato ai giovani, a favore di quali c’è bisogno, invece, per Violante, “di un grande sforzo di solidarietà”.