CONVEGNO SULL’IRC A BRESCIA: LA SCUOLA DEVE ESPLORARE IL “SAPERE RELIGIOSO”

“La fede non è qualcosa che passa accanto alle culture contemporanee, ma è essa stessa un fattore culturale, si fa essa stessa cultura”: lo ha detto mons. Vincenzo Zani, direttore dell’Ufficio scuola della Cei, al convegno in corso a Brescia sul tema “Alla ricerca dei fondamenti antropologici dell’insegnamento della religione cattolica”. La domanda che si sono posti i convegnisti è se la religione cattolica possa offrire un contributo di natura culturale all’attività scolastica. Secondo mons. Zani, la risposta è affermativa, in quanto apre spazi di coscientizzazione ai giovani su problemi esistenziali, etici, filosofici e culturali. Piuttosto, ad avviso del relatore, la domanda da porsi è come mai sono gli stessi ragazzi che dicono che, “siccome bisogna seguire la scienza, la religione è da buttare via, salvo poi fare il pendolino, le carte, andare dai maghi, o cose del genere; e non solo i ragazzi, ma anche gli adulti”. Oltre a reagire a queste forme magico-superstiziose, secondo Francesco Botturi occorre che l’insegnamento della religione evidenzi “l’intrinseca dimensione religiosa dell’essere umano”, mettendo in discussione “semmai la normalità o la patologia del senso religioso”. Il teologo don Gianni Colzani ha invece posto la domanda: “L’uomo globale, l’uomo del futuro, quale rapporto avrà con la religione?”. Compito dell’Irc è quindi quello di aprire prospettive culturali sulle evoluzioni future del senso religioso. Per Zelindo Trenti, invece, “la religione si radica nel progetto esistenziale e storico” e quindi “il cristianesimo non è solo né soprattuto un sapere, ma è anche un sapere” e la scuola “ha il dovere di esplorarlo”.