“C’è, ed è logico, una preoccupazione nel constatare che ogni anno nei nostri noviziati non entra nemmeno un numero minimo di candidati che supplisca, almeno, i decessi”. Lo ha detto il gesuita, padre Elias Royon, intervenendo alla 55° Assemblea semestrale dell’Unione dei Superiori generali che si è svolta dal 26 al 29 maggio ad Ariccia sul tema “Le vocazioni alla vita consacrata nel contesto della società moderna e post-moderna”. Di fronte alla mancanza di nuove vocazioni, padre Royon ha invitato i superiori generali ad avere “una preoccupazione logica e naturale, ma dobbiamo chiederci – ha aggiunto – se il nostro preoccuparci è corretto e quali ne sono le ragioni, perché è necessario che la nostra preoccupazione sia evangelica e non angosciata”. ” “Su questo argomento si incentra il documento che i superiori generali hanno approvato a termine della loro Assemblea e diffuso ancora in una bozza provvisoria. L’incontro si è infatti concluso ribadendo la necessità di “una ‘cultura vocazionale’ che deve essere creata – spiegano i religiosi – nell’ambito pastorale, con un’attenzione speciale ai giovani, ma anche alle famiglie e ad altre realtà sociali in modo tale che la società a poco a poco giunga ad apprezzare il senso e il valore della vocazione alla vita consacrata”. “I numeri – dicono i superiori generali – sono importanti, ma più importante è la qualità delle vocazioni che devono essere anzitutto testimonianza viva del Vangelo”. A questo fine “si deve superare – affermano i religiosi – la tentazione dell’angoscia per la situazione difficile che le vocazioni attraversano”. ” “