“L’unica speranza che è ancora rimasta è la preghiera. I cristiani hanno le corone del rosario nelle loro mani. Una grande solidarietà è presente”. Scrive così don Andrej Baligac, parroco salesiano di Podgorica (Montenegro) che in una lettera pubblicata dall’Agenzia “Ans” (Agenzia internazionale salesiana di informazione) dà oggi notizia di quanto sta accadendo in questi giorni in Kosovo. “La gente che arriva – racconta il salesiano – porta con sé esperienze terribili. Le suore, arrivate alla nostra parrocchia, sono ancora sotto choc per le cose accadute in viaggio”. “Molte case in Kosovo – scrive don Baligac – sono state incendiate. Suore e sacerdoti sono rimasti nelle parrocchie con pochi parrocchiani, la maggioranza anziani che non potevano lasciare il Kosovo. Dove c’è possibilità, i credenti si uniscono e pregano per la pace e adorano il Signore. Dappertutto si avverte un clima di preghiera: dai cattolici e dai musulmani. In questo momento solo Dio può salvare la situazione”. Il sacerdote salesiano racconta anche che “gli ospedali civili sono diventati ospedali militari. Ci sono tanti feriti ma negli ospedali sono accolti solo i soldati. Agli albanesi viene rifiutato il ricovero e così anche alle madri per il parto. E’ difficile aiutare gli anziani. Le suore dicono che anche se volessero aiutare la gente, i militari lo impediscono”. Anche a Podgorica, la situazione è difficile. “Tutti i confini sono sotto controllo e anche con l’aiuto umanitario – dice il parroco – abbiamo problemi”. Intanto nel santuario di Rakovnik, vicino a Lubiana (Slovenia), i salesiani hanno organizzato questa sera per i loro confratelli che si trovano in Serbia, Montenegro e Kosovo, una veglia ecumenica per la pace che ha come slogan “Pace a te, terra Balcanica”.