“Mentre in passato le vocazioni più consistenti venivano dalle famiglie rurali, oggi provengono dalla classe media, e in particolare dalle grandi città, da quelle parrocchie dove si lavora con i giovani e per i giovani”. A tracciare l’identikit del “nuovo prete” è stato mons. Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli e presidente della Commissione episcopale per il clero, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso della seconda conferenza stampa della XLVI Assemblea generale della Cei, svoltasi oggi a Roma. Oltre a promuovere la pastorale giovanile, per il vescovo è essenziale sviluppare una “educazione al volontariato”, che “nelle nostre parrocchie è ancora debole, mentre è una grande opportunità, perché promuove una cultura della gratuità alternativa a quella del ‘diritto esasperato’, come è quella attuale”. Sono oltre 500, ha reso noto mons. Masseroni, i giovani obiettori di coscienza che hanno deciso di entrare in seminario. Sull’aumento delle vocazioni diocesane, il vescovo ha osservato che “dopo il Concilio, l’identità del presbitero diocesano si è fatta chiara, precisa. Quella che piace alla gente, e soprattutto ai giovani, è l’immagine del prete parroco o ‘uomo tra la gente'”. Parallelamente al crescere del secolarismo, ha fatto notare inoltre Masseroni, “si è registrata una crescita consistente delle vocazioni claustrali. Questo perché i giovani oggi vogliono ‘giocare la vita’ su ideali forti e tendenzialmente radicali”. Riguardo alla partecipazione di preti e suore a programmi televisivi, Masseroni ha commentato: “Va benissimo che vadano in tv, ma a fare i preti e le suore, non a fare altro. Al fondo di ogni testimonianza deve esserci la verità”. ” “” “