ASSEMBLEA CEI: MASSERONI, “IN RIPRESA LE VOCAZIONI SACERDOTALI”

Una pastorale vocazionale meno “élitaria” e più “popolare”, che riscopra la centralità della parrocchia e sia in grado di rispondere alla domanda di spiritualità che viene dai giovani. E’ quella delineata da mons. Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli e presidente della Commissione episcopale per il clero, nel corso della XLVI Assemblea generale dei vescovi italiani, in svolgimento a Roma fino al 21 maggio sul tema “Le vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata nella prassi pastorale delle nostre Chiese”. Secondo dati recenti, in Italia i sacerdoti diocesani sono 36.566, i sacerdoti religiosi 19.933, per un totale di 55.499 presenze. I religiosi non sacerdoti 4.193, le religiose 114.775 (comprese 7.651 claustrali), i sodali di istituzioni secolari 12.775 (in maggioranza donne: 12.547). I diaconi permanenti sono 1.966, dei quali 70 fratelli di istituti religiosi. Riguardo al numero dei seminaristi, la rivista “Rogate ergo” segnala 5.849 seminaristi maggiori (3.381 diocesani e 2.468 religiosi) e 4.553 seminaristi minori (2.737 diocesani e 1.816 religiosi). Secondo Masseroni, la parola “crisi” è un “termine inflazionato e ambiguo, che diventa persino esasperato quando viene usato come categoria interpretativa dell’andamento vocazionale in Italia”. Nel nostro Paese, infatti, “l’andamento vocazionale è disomogeneo”, visto che “segnali di qualche ripresa si esprimono in modo diseguale a seconda dei contesti ecclesiali”. Il dato comune è comunque quello per cui “da vent’anni a questa parte” si assiste ad “una ripresa lenta ma significativa, per quanto riguarda le vocazioni al seminario maggiore e le ordinazioni sacerdotali”, anche se “l’incremento numerico non è tale da pareggiare i vuoti lasciati dai presbiteri defunti o dalle defezioni”; le vocazioni claustrali e quelle al diaconato permanente sono in crescita, “mentre sono tuttora in calo le vocazioni alla vita religiosa apostolica maschile e femminile negli istituti secolari”. Mons. Masseroni invita ad un uso cauto del termine “crisi”, che non va interpretato in termini puramente negativi, “perché a fronte del processo di contrazione numerica delle vocazioni al presbiterato, vanno crescendo comunità cristiane più partecipate e più ministeriali”, come “espressione positiva di una nuova coscienza ecclesiale e vocazionale”. (segue)” “” “