“Gli zingari sono i principali catalizzatori delle nostre paure nei confronti del diverso. E’ questa paura che dobbiamo riuscire a vincere, come cristiani e come cittadini, creando condizioni più dignitose di accoglienza e maggiori possibilità di scambio, unica maniera per favorirne l’inserimento”. Lo ha detto questa mattina, mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas diocesana di Roma, aprendo l’assemblea dei volontari Caritas sul tema “Zingari domani. Roma chiama Europa”. Dai dati presentati al convegno, risulta che i minori presenti nelle comunità zingare di Roma sono 2.400 e per l’80% sono concentrati nelle fasce di età fino a 14 anni. Tra gli adulti solo uno su sette supera i 50 anni e, a parere della Caritas, questo dato è la dimostrazione delle “particolari condizioni di vita”. “L’attenzione prioritaria, che come comunità ecclesiale e anche come città siamo chiamati a dedicare ai più bisognosi – ha commentato mons. Di Tora – ci porta a riconoscere che per gli zingari abbiamo fatto poco. Non a caso, nella nostra recente ricerca ‘Salute Zingara’ abbiamo stigmatizzato che le loro condizioni sanitarie sono compromesse”. La Caritas ribadisce la necessità di “intervenire sulle loro condizioni sociali di vita, promuovendo progetti improntati alle priorità e ai tempi che gli stessi zingari possono contribuire a definire”. I nomadi censiti nella capitale sono 5.144 e se rapportati ai 2.810.485 romani, equivalgono a un nomade ogni 500 abitanti. I gruppi di appartenenza più diffusi sono i khorakanè, di religione musulmana (poco più di 3.000) e i kaniarja, di religione ortodossa (circa 1.000). Sono invece cattolici i sinti e i napoletani (poco più di 200). La maggioranza proviene dalla penisola Balcanica: jugoslavi, bosniaci, croati e macedoni. Alcune decine da Montenegro e Kosovo.