Navigare in Internet per cercare i siti che parlano della guerra del Kosovo permette di accumulare molte informazioni ma spesso si tratta di notizie ambigue, frutto della propaganda di entrambi i contendenti, ed anzi, questo conflitto, combattuto anche attraverso il protagonismo della “rete delle reti”, è forse “più oscuro di altre guerre”. Ne è convinto Furio Colombo, intervenuto questa mattina al convegno “La guerra di Internet”, organizzato a Roma presso la sede della Fnsi dalla Scuola di Giornalismo Dante Alimenti, dall’Ente dello Spettacolo, dall’Associazione Stampa Romana e dalla società Amitié nel quadro del progetto europeo Sigaro, che si propone appunto di aggiornare i giornalisti all’uso delle nuove tecnologie. Colombo ha richiamato l’attenzione sul “vuoto culturale” che ancora caratterizza la natura della rete, “sull’estrema soggettività” dello strumento per cui chi ne fa uso spesso si sente “sovrano e libero dal confronto”. Per utilizzare in modo positivo le potenzialità di Internet “bisogna tornare ad essere cronisti”, ha sottolineato Enrico Pulcini, giornalista esperto, che ha consigliato di cercare informazioni attendibili sul conflitto dei Balcani non attraverso il Web, dove i serbi usano “il filtro della propaganda grafica, puntando sull’elemento dell’emozione” sullo stile televisivo, ma piuttosto con la posta elettronica e le chat. Appare comunque ormai certo, ha messo in evidenza il segretario nazionale della Fnsi, Paolo Serventi Longhi, che le potenzialità ma anche i rischi connessi alla totale libertà che governa Internet, richiedono “la ricerca di un sistema di regole” certe ed applicabili, questione che investe anche il prossimo rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti. Sul tema più generale di guerra e mass media, padre Giulio Albanese, direttore della Misna, ha lanciato una provocazione ai professionisti della comunicazione segnalando “la sproporzione vistosa fra il modo in cui viene trattata la crisi dei Balcani e le guerre in Africa”.