“Se dovessi fare una richiesta al nuovo presidente, gli chiederei che sia il garante non solo della speranza, ma anche dell’attuazione della speranza dei poveri”. Così don Elvio Damoli, direttore della Caritas Italiana, si è rivolto “idealmente” al nuovo presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti, nel corso del congresso mondiale sulla carità, in corso a Roma (fino al 15 maggio) per iniziativa del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, e in vista dell’incontro del Papa con “i testimoni della carità”, in programma domenica prossima, 16 maggio, in piazza S. Pietro. “Il povero – ha proseguito don Damoli – si riconoscerà nel rappresentante dell’unità nazionale nella misura in cui i suoi diritti verranno riconosciuti e rispettati come prevede la nostra Costituzione”. ” “A proposito del successo della “missione Arcobaleno”, voluta dal governo italiano per rispondere all’emergenza profughi (sono state raccolte offerte per oltre 100 miliardi), il direttore della Caritas ha commentato: “Bisogna chiedersi se tutto ciò sia il frutto di un’ondata emotiva, di una solidarietà effettiva o di un ragionamento di qualcuno che dice: ‘Aiutiamoli là, purché non vengano in Italia’”. Sul rapporto tra volontariato e istituzioni, don Damoli ha osservato che “il volontariato è un’attività che nasce dalla solidarietà, e può restare tale finché è libera, non legata ad istituzioni e strutture”. Il vero volontariato, comunque, ha precisato il direttore della Caritas, “è quello capace di lasciare spazio allo Stato: ben venga la diminuzione del numero dei volontari, se accompagnata dall’assunzione di responsabilità dello Stato di fronte ai poveri e chi si trova in situazioni di difficoltà o disagio”.” “