Dal 12 al 23 maggio si svolge la 52° edizione del Festival di Cannes. Dal ’74 a valutare i film in concorso, oltre alla giuria ufficiale e a quella della stampa cinematografica, è presente anche una giuria “ecumenica” composta da sei membri, di cui tre designati dall’Ocic (l’organizzazione cattolica internazionale del cinema e dell’audiovisivo) e tre da Interfilm, l’organizzazione protestante. La giuria è affidata alternativamente ad un cattolico e ad un protestante: quest’anno tocca al pastore protestante Jean Domon. La consegna del premio avverrà a conclusione del Festival, e cioè il 23 maggio. Robert Molhant, segretario generale dell’Ocic, in un’intervista che verrà pubblicata sul prossimo numero del Sir, ricorda che i criteri adottati dalla giuria “ecumenica” nella scelta dei film da premiare, riguardano la presenza “dei valori sociali, umani, spirituali, nel senso più ampio del termine”. “A volte le giurie operano in contesti in cui la cultura dominante non è sempre segnata dal cristianesimo – spiega Molhant -: quindi la nozione di “valori spirituali” si apre anche ad altre religioni”. Secondo Molhant un premio di questo tipo “può essere usato come un’indicazione offerta al pubblico del valore e dello spessore del film. Ci sono paesi in cui le case di distribuzione utilizzano sulla locandina la menzione del premio. È stato il caso, negli ultimi anni, di film come Il dolce domani, Once were warriors-Una volta erano guerrieri e Fratelli”. Il segretario dell’Ocic sottolinea come la segnalazione di questi film permetta “di leggere più in profondità le opere presentate e di arricchire così la nostra conoscenza del cinema quando ci parla dell’uomo e del suo mistero”.” “” “