IL REFERENDUM SUL DIVORZIO 25 ANNI DOPO, IL PARERE DI G.CAMPANINI (2)

“L’eredità più preoccupante del divorzio – prosegue Giorgio Campanini – è ora rappresentata non tanto dalla divorzialità, costantemente crescente ma non propriamente patologica, almeno se comparata a quella degli altri Paesi dell’Occidente, quanto dal mutamento di mentalità che ne è derivato. Se si prendesse sul serio l’accertamento della profonda e radicata convinzione circa il valore dell’indissolubilità, la gran parte dei matrimoni religiosi non verrebbe celebrata: tutte le indagini mettono in evidenza che anche i cattolici praticanti condividono solo in minima parte la tesi della indissolubilità assoluta del vincolo coniugale”.” “”Eppure, nonostante tutto, la famiglia italiana tiene e la grande maggioranza delle unioni permane nel sempre più lungo intervallo che intercorre tra il ‘sì’ delle nozze e la morte di uno dei coniugi. E’, per così dire, il nuovo ‘miracolo’ italiano: anche se ci si può domandare quanto tempo ancora durerà, perché antichi serbatoi di energie spirituali e morali si stanno esaurendo e perché la visione laica del ‘contratto’ (come tale sempre revocabile) prevale sulla visone cristiana del ‘patto’ (che, per sua natura, è per sempre). Questa tenuta del matrimonio è frutto anche del forte impegno pastorale della comunità cristiana, fortemente sollecitato dall’esito del referendum. In questo senso la ‘sorpresa’ del 1974 ha rappresentato l’iniezione di una nuova e più intensa stagione della pastorale della famiglia”.” “