“A distanza di 25 anni dal referendum sul divorzio del 12 maggio 1974, ciò che del suo risultato rimane maggiormente impresso in coloro che vissero quell’esperienza è la sorpresa: la sorpresa di constatare quanto fosse cambiata l’Italia, quanto profondo fosse stato il processo di secolarizzazione al quale il Paese era stato assoggettato, quanto forte fosse il discostamento della grande maggioranza degli italiani dalle indicazioni della Chiesa, più volte e solennemente richiamata dalla gerarchia e dal magistero”. Lo scrive Giorgio Campanini, che partecipò alla battaglia contro il divorzio, in una nota che apparirà sul prossimo numero del Sir.” “”L’Italia si era addormentata come ‘Paese cattolico’ – racconta Campanini – e si risvegliava come ‘nazione laica’, assai simile alle consorelle europee dalle quali sin da allora era parsa differenziarsi, sull’onda del potere tanto a lungo gestito dai cattolici. Valutare, 25 anni dopo, gli effetti dell’introduzione del divorzio in Italia non è cosa agevole. Indubbiamente la famiglia italiana è stata profondamente cambiata perché il voto referendario era insieme una presa d’atto di processi che erano già intervenuti e il preannunzio di modificazioni che lo stesso mutamento del quadro legislativo avrebbe determinato, o almeno indotto. Quell’intrinseco legame fra matrimoni e patto per la vita che non era stato spezzato negli anni dell’Italia massonica ed anticlericale veniva infranto negli anni dell’Italia democratico-cristiana (ma anche sradicata nelle sue tradizioni dall’emigrazione e sconvolta nei suoi equilibri sociali dall’industrializzazione)”. (segue)” “