NON PROFIT IN LOMBARDIA: TRA ALTRUISMO E PROFESSIONALITÀ

Alto livello di istruzione, impegno civile che accompagna quello sociale, precedenti esperienze di volontariato, in maggioranza cattolici praticanti. E’ il profilo degli operatori del non profit lombardo disegnato da “Tra altruismo e professionalità”, prima ricerca che si interroga sui protagonisti del terzo settore condotta dall’Università cattolica di Brescia per la Confoocoperative. L’indagine fotografa la vitalità del terzo settore nella regione più ricca d’Italia. Per esempio questa galassia, all’80% composta da cooperative ed enti sorti dopo il 1970, sta creando in silenzio nuovi posti di lavoro: il 40% degli enti prevede un aumento del fabbisogno di personale già da quest’anno per la crescita delle commesse pubbliche. Prevale l’attività educativa e assistenziale per anziani, disabili e minori (65% circa degli enti), mentre solo il 5% delle organizzazioni lavora per tutelare il patrimonio artistico e ambientale. Ma chi lavora nel terzo settore?”Si tratta di soggetti con un alto livello di istruzione che provengono dal settore privato”, spiega Maurizio Ambrosini, ” che scelgono il passaggio al non profit prevalentemente dopo un tirocinio nel volontariato. Oltre il 50% ha meno di 35 anni, il 43% sono donne, oltre il 40% ha almeno un diploma parauniversitario o una laurea. Nel non profit lombardo la professionalizzazione è cresciuta, ma rimane un intreccio caratteristico di volontariato e lavoro retribuito”. Forte la matrice ideale: più della metà degli intervistati si dice soddisfatto della propria attività oltre il 60% dichiara la propria pratica religiosa e un contemporaneo impegno locale civile e amministrativo ” “” “” “