“Dalle informazioni che riceviamo tutti e che sono state confermate da persone che sono laggiù, sappiamo che la gente sta fuggendo dal Kosovo”. Lo afferma mons. Giuseppe Andreozzi, direttore dell’Ufficio Cei per la cooperazione missionaria tra le Chiese, a margine di un incontro che si è svolto ieri tra tutte le forze ecclesiali, religiose e laiche, impegnate in Albania. “E’ evidente – precisa mons. Andreozzi – che la gente cerca di andare in un posto tranquillo e per chi fugge dal Kosovo la meta è o la Macedonia o è in un senso più definitivo l’Italia. L’Albania, da questo punto di vista, è soltanto una terra di passaggio”. Secondo le informazioni che mons. Andreozzi ha ricevuto “sulle coste albanesi ci sono già circa dieci mila profughi kosovari. Non è prevedile subito un esodo massiccio verso l’Italia perché il dispiegamento delle forze militari che c’è attualmente sull’Adriatico è tale che non rende così immediata la possibilità di un transito di gommoni o di navi. Quando però arriverà il bel tempo e si allenterà la tensione, non è difficile immaginare che si ripetano le scene che abbiamo già visto”. Da qui parte l’appello del direttore dell’Ufficio Cei: “All’Italia diciamo che deve attivare in maniera efficiente i campi di prima accoglienza e di non fare di ogni erba un fascio, di saper cioè distinguere tra l’immigrazione clandestina e i profughi che vengono da regioni di guerra. In ogni caso bisognerà prevedere che questo fenomeno non si arresterà con interventi di polizia e controllo delle frontiere”. Mons. Andreozzi ribadisce infine la necessità di “rilanciare un piano politico di intervento e di sviluppo” nei Balcani e aggiunge: “E’ evidente che se in quei Paesi si garantisce alla gente una pace stabile e una stabilità di sviluppo, nessuno decide di lasciare la propria terra”.