Esprime “amarezza, sbalordimento e irritazione” per il rinvio della discussione al Senato della legge sui trapianti Domenico Di Virgilio, presidente dell’Associazione medici cattolici italiani: “Se questo ulteriore rinvio è riferibile a pure lotte politiche all’interno del nostro Parlamento – commenta Di Virgilio – sarebbe non solo da condannare ma da considerare irresponsabili i nostri rappresentanti. Se invece vuole costituire un approfondimento per migliorare ulteriormente la legge allora potrebbe essere accettato”. Di Virgilio auspica un maggiore dibattito sui mass media che finora non c’è stato nonostante “nessuno lo abbia ostacolato. Sono quindici anni che attendiamo una legge – precisa – c’è stato tempo perché nell’opinione pubblica se ne parlasse”. Riguardo al problema del silenzio-assenso Di Virgilio ricorda che il cittadino può cambiare la sua scelta in ogni momento e si dice disponibile anche alla possibilità di ricorrere “in una prima fase di applicazione della legge (magari nei primi 3 anni), alla consultazione dei familiari all’atto della donazione, purché tutto questo non implichi un rinvio sine die dell’applicazione della legge”. Rodolfo Proietti, primario di anestesiologia e rianimazione all’Università Cattolica, giudica la legge “un grosso passo in avanti” e anche se “la cosa migliore sarebbe il consenso esplicito perché è un atto di donazione manifesta”; il silenzio assenso informato rimane comunque “una strada percorribile”. Padre Francesco Compagnoni, teologo moralista e decano di scienze sociali alla Pontificia Università san Tommaso d’Aquino si dice “favorevole” al silenzio assenso informato: “La validità etica della legge – spiega – è legata infatti alla diffusione che se ne farà. Il rischio che qualcuno non lo sappia è però un guaio quasi inevitabile” perché il consenso esplicito potrebbe “ridurre la disponibilità di organi”.