“Anche la legge tedesca prevede che, in ogni intervento di procreazione medicalmente assistita non vengano fecondati più di tre ovuli, che poi vanno trasferiti tutti nell’utero della donna”. Commenta così Maria Luisa Di Pietro, dell’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica, l’approvazione, decisa ieri dalla Commissione Affari Sociali, di un emendamento che riduce ad un massimo di tre gli embrioni da produrre e trasferire per ogni intervento di fecondazione assistita. Ribadendo che, comunque, “per i cattolici la fecondazione artificiale non è di per sé accettabile, in nessuna forma”, Di Pietro definisce quello adottato dalla nostra Commissione “l’orientamento più prudente possibile, per evitare la crioconservazione e il soprannumero degli embrioni. E’ la logica del male minore, non di certo del bene prevalente”. Riguardo ai possibili esiti del voto in Aula, previsto dopo Pasqua, Antonio Maria Baggio, della Fondazione “Nuovo Millennio” osserva che “sarà un voto di coscienza dei singoli parlamentari, che bisogna accettare serenamente”. “Se il voto in Aula – precisa Baggio – andrà nella direzione della tutela dell’embrione e gli orientamenti di questi giorni verranno confermati, anche il cattolico potrà dare il suo voto per l’approvazione generale della legge, nonostante la decisione di estendere anche alle coppie di fatto l’accesso alla procreazione medicalmente assistita”. Una decisione, questa, che “purtroppo rispecchia una mentalità diffusa, e in merito alla quale sarebbe difficile ottenere di più”. Se invece, conclude Baggio, “la legge non garantirà una forte tutela dell’embrione, allora diventerà problematico per i cattolici approvarla”.