KOSOVO: EMERGENZA PROFUGHI, LA CARITAS ITALIANA IN STATO DI ALLERTA

“Il rischio è che si profili un esodo ancora più massiccio e drammatico e che le forze di solidarietà internazionale si rivelino insufficienti”. Lo afferma Roberto Rambaldi, vice direttore e responsabile per gli interventi internazionali della Caritas italiana. Commentando la crisi che è scoppiata in Kosovo, il rappresentante della Caritas italiana parla dei risvolti che il conflitto potrà avere sulle popolazioni civili. “Ne siamo testimoni – dice – giorno dopo giorno”. Per questo la Caritas si è attrezzata ormai da diverso tempo. “Nella divisione dei compiti e nella distribuzione delle aree di intervento che si sono date le Chiese d’Europa – spiega Rambaldi – la Caritas italiana è impegnata nel nord dell’Albania con il compito di accogliere, per quanto si può, l’arrivo dei profughi”. E’ attivo ormai da diversi mesi un centro ad Arre-Madi, vicino a Scutari che, nel periodo precedente allo scoppio del conflitto, era pensato come “ponte” di transito per un rientro dei profughi nelle proprie terre. Purtroppo adesso che la situazione è peggiorata, questo centro, pur funzionante e in collegamento con le Nazioni Unite, potrebbe rivelarsi insufficiente”. “Ci sono interventi – aggiunge Rambaldi – anche dall’altra parte del conflitto attraverso l’opera della Caritas jugoslava, per quello che riesce a fare in una situazione di grossa difficoltà”. Anche nel nostro Paese, la Caritas è allertata. “Le forze di accoglienza della Chiesa – spiega Rambaldi – sono tali che difficilmente si potrebbe potenziarle ulteriormente. Non sarebbe però la prima volta che in situazioni di particolari emergenze, le forze di solidarietà possono fare molto. A questo scopo, siamo in contatto con le Prefetture”.