La “mancanza di orizzonti definiti nella vita politica, il rallentamento dell’economia, la carenza di tensione civile e morale, i grandi interrogativi della scienza e della bioetica, la messa in questione dell’identità e del ruolo sociale della famiglia, il crescente fenomeno dell’immigrazione, gli irrisolti problemi della scuola”. Sono stati questi i temi trattati dai vescovi del Consiglio permanente della Cei che si è riunito a Roma dal 15 al 18 marzo. Tra le “emergenze del Paese” che erano state sollevate dalla prolusione del cardinale Camillo Ruini, “molto rilievo è stato dato al problema dell’immigrazione: da più parti – si legge nel comunicato finale dei lavori diffuso oggi – è stata condivisa la posizione del Cardinale presidente, tesa a coniugare l’esigenza dell’accoglienza e della solidarietà con quella del rispetto della legalità e della sicurezza sociale”. Il Consiglio permanente ha poi incoraggiato a “lavorare per una maggiore cooperazione internazionale”. I vescovi hanno anche manifestato la loro “preoccupazione” di fronte ad “un contesto ideologico che promuove una cultura contro la famiglia e la vita, come è emerso recentemente in seguito al dibattito parlamentare sulla legge relativa alla fecondazione medicalmente assistita”, Vista la delicatezza del momento”, alcuni vescovi hanno invitato ad una “particolare oculatezza nel confronto con posizioni di altra matrice culturale”. Riguardo invece la parità scolastica, i vescovi riaffermano la “libertà di educazione” quale “valore fondamentale della società civile”. Allargando l’orizzonte all’Europa, l’arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Maria Martini, ha detto: “Emergono conflittualità crescenti, paura di dare la vita, denatalità, mancanza di creatività. C’è bisogno di consolazione e di speranza e i cristiani hanno grandi responsabilità in tal senso”.